Studiando il ciclo di dipinti murali della chiesa eporediese di Santa Croce realizzati da Luca Rossetti negli anni 1753 e 1761 era emerso un piccolo enigma: nella parete di fondo raffigurante una finta “macchina d’altare”, osserviamo, tutt’attorno alla cornice ovale in cui si colloca la scena della Natività della Vergine, un vistoso (e non proprio elegante) cartiglio ad andamento zigzagante (Figura 1). Si tratta dell’unica iscrizione presente nella chiesa stilata non in latino ma in volgare. Esso recita: ALTARE PRIVILEGIATO PER LUNEDÌ E VENERDÌ IN PERPETUO ET SABATO E COM.NE DEEFONTI SUA OTTAVA NEL DECCESSO, E SEPOLTURA DELLI DESCRITI. Completa il cartiglio una data ADJ. 21 GENº 1764 (dove ADJ è abbreviazione della formula “Annus ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi “).
Siamo dunque in presenza di un’attestazione che orgogliosamente sottolinea l’impegno e le prerogative della Confraternita del Suffragio nelle pie iniziative a favore delle anime del Purgatorio. L’iscrizione qualifica l’altare della chiesa come “altare privilegiato”, vale a dire altare cui è stata concessa l’indulgenza plenaria a favore dell’anima dei purganti per le quali veniva celebrata la messa di suffragio. Nel nostro caso la scritta ci dice che le messe venivano celebrate il lunedì ed il venerdì ed anche il sabato e nell’ottava dal decesso o dalla sepoltura dei confratelli.
Come sappiamo, il privilegio ad un determinato altare era frutto della concessione del Sommo Pontefice; per saperne di più sul caso che in questione dobbiamo consultare l’Archivio Storico Diocesano di Ivrea al quale era stato conferito il fondo archivistico che era conservato in Santa Croce. Tra le numerose indulgenze plenarie concesse all’altare di Santa Croce a partire dal 1701, troviamo un documento pontificio del 21gennaio 1758, a nome di papa Benedetto XIV, che concede indulgenza plenaria al nuovo altare maggiore della chiesa eporediese della Confraternita del Suffragio. Nessuna delle indulgenze papali che si sono conservate in archivio reca la data del 21 gennaio1764: la realizzazione del cartiglio pare dunque essere stata effettuata esattamente nel sesto anniversario della concessione di altare privilegiato avuta da Papa Benedetto XIV.
Quello che è certo è che all’altezza del 1764 Luca Rossetti era ormai da tre anni assente da Ivrea e le notizie biografiche che lo riguardavano lasciavano supporre che egli non avesse più legami con la città, lasciandoci completamente all’oscuro su quale pittore potesse aver realizzato il cartiglio in questione.
Un qualche spiraglio di luce sulla questione è emerso nel convegno dal titolo “Luca Rossetti e il tardo barocco ad Ivrea” realizzato nel maggio 2024 dalla Confraternita di Santa Croce in collaborazione con il Liceo Botta. In quella occasione lo storico Sergio Monferrini presentò alcuni interessanti documenti inediti sulla famiglia Rossetti, reperiti presso l’Archivio di Stato di Novara; da essi emerge, tra le altre cose, come i legami con Ivrea non fossero stati del tutto interrotti. Apprendiamo infatti che, dopo la morte di Luca Rossetti nel 1770, erano rimaste ad Ivrea suoi mobili, carte di studio ed altro; per questa ragione la moglie e la figlia del defunto nominarono procuratore nel 1771 il pittore Lorenzo Peracino temporaneamente presente ad Ivrea, perché recuperasse tali beni; beni che dovevano essere ricoverati da qualche parte (perché no, nella casa della Confraternita vicino alla chiesa dove il nostro Luca aveva lavorato sino al 1761).
Possiamo allora ipotizzare – state la sussistenza di tali legami -che o lo stesso Peracino, o qualche collaboratore di Luca Rossetti presente, anche solo per breve tempo ad Ivrea, abbia eseguito il cartiglio.
Lorenzo Peracino (1710, 1789) nativo di Bosco di Cellio in Valsesia, fu un pittore e scultore di notevole rilevanza: operò presso il Sacro Monte Calvario di Domodossola, il Sacro Monte del Santuario di Sant’Anna di Montrigone, il Santuario della Madonna del Sasso ed in varie altre località in Valsesia, nel Cusio e nel Novarese. Osserviamo un esempio della sua maestria nella tela con il Transito di San Giuseppe eseguita per il Santuario della Madonna del Sasso (Figura 2), tela che, tra parentesi, ha molto in comune con quella con lo stesso soggetto che Luca Rossetti realizzò a Cuorgnè per la parrocchiale di San Dalmazzo.
La notizia, sinora inedita, della presenza di Lorenzo Peracino ad Ivrea nel 1771 pone l’interrogativo se egli abbia operato anche nel contesto eporediese o canavesano. Ad oggi tale ipotesi trova un qualche conforto nell’attribuzione dubitativa che viene a lui data, nel saggio di Massimiliano Caldera – contenuto anch’esso negli atti del convegno – di un’opera presente nella parrocchiale di Villareggia raffigurante la Madonna del Rosario con i Santi Domenico e Caterina da Siena (Figura 3).
LM, novembre 2025



