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Ivrea, appello pubblico delle associazioni «Salviamo gli affreschi di Santa Croce»

Presbiterio, particolare della disputa sulla Immacolata Concezione

Ivrea, appello pubblico delle associazioni «Salviamo gli affreschi di Santa Croce»

da “La Sentinella del Canavese”  del 29 luglio 2020 di FRANCO FARNÈ

Approvato contributo dalla Compagnia di San Paolo per coprire la metà dei costi dei restauri nella piccola chiesa barocca

IVREA – Che la chiesa di Santa Croce, nell’omonima piazzetta, all’inizio di via Arduino, sia uno dei tesori d’arte eporediesi è incontestabile, così come il fatto che i suoi bellissimi affreschi riescano a trasmettere emozioni a chi vi entra per la prima volta, anche qualora fosse persona indifferente alla pittura in genere. Ora, si sta presentando forse l’ultima occasione per salvare questi capolavori con un restauro urgente e totale e per garantire loro un futuro. Ed è un appello al quale nessuno si può sottrarre, una richiesta d’aiuto che non è possibile ignorare.

APPUNTI DAL ’700

«Una delle chiese più vaghe che vi siano nella città, tutta ornata di pitture di ottima mano», così un esponente della erudizione locale, Pietro Giustiniano Robesti, scriveva nel 1763, nelle sue Notizie storiche su Ivrea. «La mano in questione – ricorda Lauro Mattalucci, appassionato di storia dell’arte – è quella di Luca Rossetti da Orta che, tra il 1753 e il 1761, ha realizzato, dopo quello della chiesa eporediese di San Gaudenzio, un magnifico ciclo pittorico fitto di riferimenti teologici, svolto con maestria senza eccessi e stonature».

LA CONFRATERNITA
Il proposito costante della Confraternita di Santa Croce, oggi presieduta da Massimiliano Fornero, di vedere valorizzata la sua chiesa si è tradotto, lo scorso anno nella presentazione di un progetto in risposta al bando di restauro “Cantieri Barocchi. Superfici decorate dell’architettura” della Compagnia di San Paolo di Torino. Su 76 progetti presentati quello di Santa Croce è risultato tra i 12 approvati. È stato così messo a disposizione della Confraternita circa il 50% del budget richiesto dal restauro del primo lotto (un contributo di 55.000 euro, destinato a coprire, appunto, circa metà delle spese previste per il restauro di cupola e pareti dell’area presbiteriale, il cui costo è di 120.010 euro), con il vincolo che, se non si trovano fonti di finanziamento per la parte restante, si perde tutto. «Si tratta – spiega Guglielmo Berattino, noto appassionato di storia locale, che ha avuto anche il merito di aver salvato la Confraternita – di una occasione irripetibile per sottrarre al progressivo degrado e mettere a disposizione della collettività e delle generazioni che verranno dopo di noi un bene storico-artistico di assoluta rilevanza territoriale e non solo».

IL PUBBLICO
L’interesse per le qualità artistiche della chiesa ha trovato conferma, a fronte delle spiegazioni di Berattino e di Mattalucci, durante le visite che, nel rispetto delle norme contro il Coronavirus, sono state effettuate il 5 luglio scorso, nell’ambito dell’iniziativa Una domenica a Ivrea, promossa dal Club Unesco eporediese. Gli sforzi per sensibilizzare al problema la comunità locale hanno portato la Confraternita, a fronte di una situazione di inerzia da parte delle istituzioni, a coinvolgere le associazioni e i club territoriali che hanno come impegno statutario anche quello di promuovere la conoscenza del territorio canavesano e di valorizzarne le capacità attrattive. La risposta è stata ampia e convinta e si è tradotta in un appello pubblico che ha coinvolto Associazione Storia e arte del Canavese, Club Unesco di Ivrea, Rotary Club di Ivrea, Lions Club di Ivrea, Associazione Via Francigena di Sigerico, Ecomuseo Anfiteatro Morenico di Ivrea, Soroptimist di Ivrea e Canavese. «Nell’appello firmato dai rispettivi presidenti – sottolinea il presidente Fornero – le organizzazioni in questione hanno dichiarato di volersi impegnare nel promuovere la conoscenza e l’interesse per il progetto di restauro presso i propri soci, auspicando altresì che le istituzioni non manchino di fare la loro parte. «Si tratta di un riconoscimento importante per il nostro progetto – osserva -; una premessa perché si attivi davvero una collaborazione di tutta la comunità per far sì che il finanziamento della Fondazione San Paolo non rimanga lettera morta». «Spero – conclude Fornero – che non ci si debba in futuro pentire di aver perso una opportunità unica; ma, anche alla luce della rilevanza delle organizzazioni che hanno firmato l’appello, sono convinto che non accadrà». —

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