Alcuni particolari degli affreschi di Luca Rossetti da Orta emersi durante la pulitura. Trovata anche una data, 1756

Alcuni particolari degli affreschi di Luca Rossetti da Orta emersi durante la pulitura. Trovata anche una data, 1756

Ivrea, sorprese dai restauri di Santa Croce
Il gigante Noè con l’arca ed Eva in paradiso

da  La Sentinella del Canavese del 15 novembre 2021
di FRANCO FARNÈ

IVREA – Non manca di riservare sorprese interessanti già in questo primo lotto dei lavori riguardante i dipinti della cupola e del presbiterio, il restauro, in Santa Croce, del ciclo di affreschi di Luca Rossetti da Orta, avviato all’inizio di luglio: un risultato che deve riempire d’orgoglio quanti hanno contribuito a sostenere tali lavori ed esortare tutti a fare in modo che si possa intervenire sull’intera superficie affrescata, in modo da salvaguardarla nella sua interezza.

«Già dopo l’iniziale fase di pulitura – spiegano Lauro Mattalucci e Guglielmo Berattino, membri della Confraternita di Santa Croce e appassionati studiosi che seguono passo passo i lavori dei restauratori della ditta Lupo e Galli di Torino – sono emerse tali “sorprese” offerte ora alla riflessione degli studiosi. La prima è di natura iconografica: nella cupola, tra il turbine di gerarchie angeliche e di santi che accompagna l’assunzione in cielo della Vergine, realizzata con pennellate sicure e veloci, si è potuto rilevare la presenza di figure dell’Antico Testamento, segnatamente quella di Adamo ed Eva, riconoscibile per i lunghi capelli biondi che le coprono il seno e per la mela che regge nella mano destra, e quella di Noè, curiosamente ritratto come gigante mentre regge l’Arca sulle proprie spalle».

«Non tutti sanno che – continuano Mattalucci e Berattino – secondo la dottrina della Chiesa, Eva si trova in Paradiso dal momento che, come Adamo, accettò pienamente il castigo divino nella speranza del riscatto che sarebbe avvenuto quando Maria, che già alcuni Padri della Chiesa appellarono come “nuova Eva”, avesse schiacciato il demonio, serpente seduttore. La collocazione in Paradiso è stata accordata da Cristo, come Dante ha ricordato nel IV canto dell’Inferno, a tutti quegli antenati del popolo ebraico che acquisirono meriti facendo la volontà di Dio. Ci si chiede chi sia stata la mente teologica che abbia suggerito al Rossetti, oltre a tale particolare raffigurazione del Paradiso, i molteplici aspetti dottrinali che stanno alla base dell’intero ciclo di affreschi: un tema che sarà necessario approfondire».

Altra curiosità emersa durante i lavori e su cui sarà necessario indagare è la presenza di una data, parrebbe 1756, tracciata in alto sulla parete sinistra del presbiterio, sotto all’imposta dell’arco dipinto e celata dal cornicione aggettante del capitello.

«Il sopralluogo del rappresentante della Sovrintendenza, Massimiliano Caldera, lo scorso 12 ottobre, – raccontano ancora i due studiosi eporediesi – ha consentito di mettere a fuoco gli ulteriori lavori di restauro da effettuare. Si è valutato, tra le altre cose, come rimuovere, ove possibile, le sole ridipinture che avevano in passato interessato gli affreschi, quelle eseguite nel 1842 da Domenico Cattaneo, pittore che eseguì anche gli affreschi del salone di onore del palazzo municipale di Strambino e quelli delle cappelle della Via Crucis del Monte Stella. Si potrà in tal modo recuperare la pellicola pittorica originale, e, insieme al ritocco a mimetico di sue lacune, tornare ad ammirare più compiutamente la cifra stilistica del Rossetti. Altri interventi destinati a riportare, per quanto possibile, la chiesa al suo passato splendore stanno riguardando stucchi, finti marmi e dorature».

«Siamo molto soddisfatti – afferma Massimiliano Fornero, presidente della Confraternita di Santa Crocedell’andamento del lavoro di restauro. Tra qualche mese, sarà possibile ammirare i risultati raggiunti riportando gli affreschi a una migliore leggibilità e scongiurando i pericoli di ulteriore degrado. Nel frattempo, come Confraternita, siamo impegnati nella ricerca dei fondi per attivare i lavori previsti per il secondo lotto; sarebbe un peccato fermarci ora, stante anche l’urgenza di intervenire sui dipinti alquanto ammalorati della zona absidale ove sono più evidenti le efflorescenze saline».

E conclude: «Contiamo, come per la prima fase, sulla sensibilità di cittadini e istituzioni che vogliano sostenere questa ulteriore impresa a salvaguardia dell’importante ciclo tardo barocco che abbiamo avuto in eredità dalle passate generazioni».

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